E’ la “Freccia del Sud”, il treno che unisce l’Italia, a portare, nel 1990, Fabio Scimone a Milano dove si fermerà, affascinato dai decori e dai volumi architettonici della Stazione Centrale, per tentare la sua chance professionale dopo gli studi di arredatore d’interni all’Istituto d’Arte di Milazzo.
Fabio nasce a Messina nel 70 e la sua famiglia, da sempre attiva nel campo del tessile e dell’abbigliamento, compiendo innumerevoli viaggi gli dona uno spirito d’osservazione e di adattamento notevoli, nonché una buona dose di capacità nel comunicarsi al mondo.
La sua vita professionale si innesta, grazie a queste sue attitudini, nel settore della comunicazione vera e propria. Il primo lavoro? A 8 anni come speaker nelle radio private locali e il primo vero stipendio arriva per aver decorato le vetrine dei negozi della sua città per le Feste di Natale.
Il gusto, lo stile, la moda diventano il suo mondo, quel binario che vuole percorrere per fare continue esperienze, cominciando dai primi gradini. Da Livigno nei primi prestigiosi multi marca con tantissimi ruoli a Milano dove assiste Alviero Martini nell’allestimento del suo negozio in Vittorio Emanuele, fino a Versace per il negozio di Monte Napoleone, assorbendo come una spugna il lavoro, i suggerimenti di Giorgio Pulici. Il vuoto, alla scomparsa di Gianni, viene ricomposto con la sfida di ricreare l’immagine e la filosofia delle boutique e dello show room di Giorgio Armani.
Approda a Roma e qui ha la vera fortuna di lavorare con le “premier” e gli “artigiani” dei due grandi stilisti che, nonostante la tipica gelosia per i propri segreti, gli confidano l’arte della confezione dell’AltaModa italiana, all’epoca incontrastata nel mondo.
Ma Milano, con il suo mondo professionale e l’allure modaiolo, richiama Fabio Scimone per poi lanciarlo in un periodo di viaggi che lo portano dall’America all’Asia a Saverio Moschillo.
E’ con lo scopritore di John Richmond che comincia a lavorare nella distribuzione con un marchio che da li a poco interesserà il gusto internazionale. Passa quindi, per conto di Ittierre, a occuparsi di D&G, Dolce & Gabbana seguendo le azioni commerciali delle linee maschili e femminili. I buyer internazionali ormai sanno chi è Fabio Scimone.
L’Ittierre gli da la responsabilità delle vendite di C’N’C’ Costume National, riuscendo in tali sell out così eccellenti da soddisfare i fratelli Capasa, stile e mente del marchio.
Arrivano poi uno dietro l’altro Byblos e Byblos Blue, che gli donano la possibilità di lavorare con uno dei gruppi creativi più contesi del mondo moda; poi finalmente una donna, Marina Babini, che insieme a lui da’ vita alla sua seconda linea e apre lo showroom di Via Bagutta. Ci sono anche il riposizionamento di E. Aigner donna, Gai Mattiolo, che se lo porta fino a Parigi, Angelo Mozzillo, sudista come lui, che gli lascia carta bianca. Dopo e tra tutti questi incontri Fabio Scimone “diventa” la sua linea che lo porta ad una nuova sfida, forse la più importante: mostrare e lavorare con se stesso. Nello stesso tempo dal punto di vista commerciale collabora con Seduzioni Diamonds di Valeria Marini.

{MariaCristina Lani}